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La decolonizzazione: la Nigeria

Un mondo più giusto attraverso il commercio equo e solidale

Dopo aver affrontato i fenomeni dell’imperialismo e della decolonizzazione, per continuare la storia imperiale dell’Africa, approfondiamo il caso della Nigeria.

 

la mappa mette in evidenza la Nigeria rispetto all'Africa

Fine XV sec / metà XVI sec

I portoghesi si erano insediati sulle coste  dei territori che appartengono all’attuale Stato della Nigeria, instaurando con i sovrani locali rapporti commerciali poi sviluppati dagli inglesi, che monopolizzarono la tratta degli schiavi nel golfo del Biafra. 

Nel 1884, dopo la conferenza di Berlino (vedi approfondimento sull’Imperialismo), i territori dell’attuale Nigeria passarono effettivamente sotto il controllo inglese. Tra il 1851 e il 1852 iniziò il processo di colonizzazione, attraverso l’occupazione di Lagos e poi della zona costiera.  La Nigeria divenne colonia nel 1861. Successivamente fu completata la sottomissione dell’area settentrionale e nel 1914 la zona settentrionale e quella meridionale furono poste sotto un’unica amministrazione. Tra le due zone continuarono ad esserci profonde differenze che portarono a dei  conflitti etnici. 

Mappa Nigeria con Focus Biafra

Nel dopoguerra si manifestarono i primi fermenti nazionalistici, che divennero più imponenti dopo che il Ghana ottenne la sua indipendenza. Nel 1954 la Nigeria divenne uno stato federale: con questa soluzione si cercò di tenere conto delle profonde differenze esistenti fra la regione settentrionale (in cui la classe dominante locale era ancora costituita dai fulbe e la maggioranza della popolazione era rappresentata dagli hausa), quella occidentale (abitata dagli yoruba) e quella orientale (caratterizzata da una maggioranza ibo strettamente legata all’amministrazione coloniale inglese). 

Tra il 1957 e il 1959 le tre regioni raggiunsero separatamente l’indipendenza, che fu poi riconosciuta all’intera Nigeria il 1° ottobre 1960

Il Primo ministro della federazione era membro del Partito del Congresso del popolo settentrionale: il nord del paese, politicamente più arretrato ma più vasto e popolato delle altre regioni, si avviava così a esercitare una supremazia che sarebbe stata ben presto violentemente contestata. 

La Nigeria fu scossa da un primo colpo di stato militare il 15 gennaio 1966, messo a segno da un generale di etnia ibo. Così furono varati una serie di provvedimenti per ridurre la supremazia politica del nord del Paese, mentre gli ibo residenti nel nord divennero oggetto di dure persecuzioni. 

Seguì un periodo di forte instabilità politica con una nuova dittatura militare di etnia hausa. 

Mentre nella zona settentrionale continuavano i massacri degli ibo, il 27 maggio 1967 fu varata una riforma amministrativa che aboliva la precedente divisione del territorio in quattro parti per passare a 12 parti. In questa confusa situazione, il 30 maggio 1967,  venne proclamata l’indipendenza del Biafra, che era la parte orientale del Paese. Per tale ragione iniziò una guerra che durò dal 1967 al 1970: si trattò di una guerra civile su base etnica fra ibo del Biafra e hausa a nord. 

La zona del Biafra era ricca di giacimenti petroliferi, per tale ragione gli interessi economici legati a tale risorsa determinarono il coinvolgimento di paesi stranieri nel conflitto: a sostegno del governo federale nigeriano intervennero la Gran Bretagna e l’Unione Sovietica, mentre la secessione del Biafra fu finanziata e appoggiata dagli Stati Uniti e dalla Francia, che avevano mire sulla gestione delle risorse petrolifere di questo territorio. 

Il governo federale della Nigeria, per avere la meglio nel conflitto, proclamò un embargo verso il Biafra: ciò provocò una crisi alimentare che portò a circa un milione e mezzo di morti.  L’unità statale venne preservata, ma i conflitti etnici in Nigeria continuarono e continuano ad essere alla base dell’instabilità politica di questo Paese. 

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