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La decolonizzazione: caratteristiche generali

Un mondo più giusto attraverso il commercio equo e solidale

Nell’articolo precedente abbiamo affrontato il fenomeno dell’Imperialismo, con particolare riferimento alla spartizione dell’Africa.

In questo articolo continuiamo ad approfondire la storia del continente africano soffermandoci sul fenomeno della decolonizzazione.

Fine anni Cinquanta / inizio anni Sessanta del Novecento

Nel primo dopoguerra, in tutto il continente africano, si sono sviluppati i primi movimenti di liberazione nazionale.

Durante il secondo conflitto mondiale, negli scenari bellici extra europei (Asia e Africa), i gruppi indipendentisti sono cresciuti e si sono rafforzati avvalendosi dell’appoggio dell’uno o dell’altro schieramento.

Quando il conflitto in Europa era quasi finito, queste forze rimasero mobilitate politicamente e militarmente con lo scopo di abbattere il dominio coloniale.

Nel secondo dopoguerra si innesca il fenomeno della decolonizzazione che porta alla nascita dei primi Stati autonomi in tutto il continente africano.

Sulle spinte autonomiste e indipendentiste degli Stati africani influì anche la Guerra Fredda. I due schieramenti, infatti, avevano bisogno che i governi che prendevano il potere nei nuovi Stati fossero in accordo con il loro sistema, in primo luogo per un fatto ideologico, ma soprattutto per una questione di influenza e di vantaggi economici.

Nel 1941, con la Carta Atlantica,  si affermò il principio di Autodeterminazione dei popoli,  cioè il diritto di ogni popolo di scegliere il governo a cui sottostare, che fu alla base della costruzione del nuovo ordine mondiale.

Dopo la fine della guerra il processo di decolonizzazione non fu uguale per tutte le nazioni africane; tra i fattori che influenzarono l’andamento di tale processo possiamo individuare:

  • il vantaggio economico che traeva la nazione europea dallo sfruttamento di quei territori (le nazioni europee opposero più resistenza militare per tenere i territori più ricchi);

  • il tipo di dominio che aveva instaurato la nazione europea;

  • il tipo di nazionalismo locale;

  • la consistenza numerica della colonizzazione bianca sul territorio.

Uno dei processi di decolonizzazione più truculenti e sanguinosi fu la guerra di indipendenza dell’Algeria dalla Francia, iniziata nel novembre del 1954 e conclusa nel marzo del 1962. Un massacro senza precedenti della popolazione algerina, portato avanti in modo sistematico e spregiudicato dalla nazione francese.

In Francia venne applicata un’imponente censura che filtrasse le informazioni per l’opinione pubblica, ma nonostante questo le torture e le azioni di guerra contro le popolazioni locali furono riportate da diversi giornalisti che seguirono il conflitto (un esempio di questa censura riguarda il divieto di diffusione, in tutto il territorio francese, del film La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo).

L’eredità coloniale lasciò delle tracce durevoli nella cultura dei territori assoggettati, si pensi ad esempio all’uso dell’inglese e del francese nel mondo, in particolare negli Stati africani e in India.

Sul piano politico, nei processi di decolonizzazione non si afferma la democrazia parlamentare di stampo europeo: quasi tutti gli stati coloniali, infatti, hanno basato il processo di autonomia sulla coesione nazionale, ciò favorì l’affermazione di regimi di natura autoritaria, che sfociarono in vere e proprie dittature militari, appoggiate in molti casi dagli Stati Europei che continuavano e continuano a trarre vantaggio dallo sfruttamento di quei territori.

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