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L’imperialismo: la spartizione dell’Africa

Un mondo più giusto attraverso il commercio equo e solidale

Fine XIX sec / inizio XX sec

 

L’Imperialismo trova la sua origine durante la Seconda Rivoluzione Industriale, infatti, con la diffusione delle industrie in tutto il nord del mondo, si innescò tra il 1873 e il 1895 la prima crisi economica dovuta ad un problema di sovrapproduzione.

La soluzione più banale per porre rimedio a tale crisi era:

  • la ricerca di nuovi mercati per vendere più prodotti

  • l’approvvigionamento di materie prime a basso costo per sostenere l’espansione industriale. 

Questa situazione generò quindi una corsa verso l’espansione coloniale in Africa, Asia e nel Pacifico. Tutte le nazioni europee volevano costruire un impero coloniale in modo da ricavare notevoli benefici economici. 

La penetrazione commerciale, però, fu da subito accompagnata da un sistematico assoggettamento politico e dallo sfruttamento economico. Iniziarono così le guerre di colonizzazione che portano alla conquista del continente africano. 

 

È opportuno ricordare che:

  • fino al 1870 era colonizzato solo 1/10 dell’Africa; 
  • nel 1914 erano colonizzati i 9/10 dell’Africa;

  • fino al 1936 era colonizzato l’intero continente africano.

Francia e Inghilterra

Si contendevano il controllo dell’Egitto, nazione sotto l’influenza francese dalle campagne napoleoniche, ma in cui l’Inghilterra (1869) aveva costruito e aperto il canale di Suez, avamposto strategico per il commercio.

L’Egitto, formalmente, apparteneva all’impero ottomano, ma di fatto, godeva di un’ ampia autonomia e, infatti, insieme alla Tunisia aveva iniziato un insieme di opere di modernizzazione che, però, portarono sia l’Egitto che la Tunisia ad indebitarsi fortemente con le banche europee.

Francia e Inghilterra, le maggiori nazioni creditrici, per tutelarsi contro il rischio di una bancarotta, occuparono militarmente Tunisia e Egitto: la Francia impose il suo protettorato in Tunisia; mentre il governo inglese prese il potere sull’Egitto, che divenne una semi colonia britannica.

Tale atto scatenò una rivalità tra Francia e Inghilterra e la corsa alla colonizzazione dell’Africa Nera.

 

Belgio e Portogallo

Il Belgio, intorno al 1876, dopo la scoperta di imponenti giacimenti minerari nel Katanga, aveva iniziato la colonizzazione del Congo cercando di consolidare il suo dominio attraverso lo sbocco nell’Atlantico, ma la foce del fiume Congo era già rivendicata dal Portogallo per contiguità con la vecchia colonia dell’Angola.

 

Congresso di Berlino (1884-1885)

 

Obiettivo: spartire su carta i territori tra le diverse potenze europee (i confini sono stati disegnati senza criteri antropologici, ma solo tenendo conto dell’interesse economico delle nazioni europee).

Fu stabilito il Principio di effettiva occupazione secondo cui le potenze europee che occupavano per prime un territorio diventavano proprietarie del suolo con le sue risorse e delle popolazioni che lo abitavano.

 

Nella carta è possibile vedere come venne divisa l’Africa nel Congresso di Berlino. Agli inizi del ‘900, oltre alla piccola Repubblica della Liberia, restavano indipendenti solo l’impero Etiope.

 

A livello politico, prima del colonialismo, troviamo in Africa una situazione eterogenea: la costa nord occidentale era governata da una serie di potentati locali e di regni musulmani con una tradizione statuale, in cui l’elemento religioso funzionava da collante tra le diverse tribù; nel corno d’Africa, invece, l’Impero Etiope era cristiano ed era un impero solido, motivo per cui rimase indipendente fino al 1936.      

Tali elementi di coesione politica e religiosa erano del tutto assenti nell’Africa centrale e meridionale, in cui vivevano società tribali disaggregate.

Le teorie razziali

Per giustificare lo sfruttamento e le atrocità commesse dagli europei nei territori colonizzati, iniziarono a fiorire una serie di teorie razziali che affermavano l’inferiorità di tutti i popoli rispetto all’uomo bianco.

In particolare l’inferiorità delle popolazioni di colore a cui si negavano le capacità intellettive che caratterizzano l’essere umano. 

La maggior parte delle teorie razziali furono elaborate in Francia e Gran Bretagna in cui gli intellettuali borghesi si facevano promotori di una politica egualitaria da un lato, e di una politica razziale dall’altro, per tutelare i propri interessi di nazione coloniale; a questo si unisce il pensiero religioso, il paternalismo e il razzismo di matrice positivistica.

 

Africa dopo conferenza di Berlino

In Inghilterra, per esempio, l’idea di appartenere ad una nazione eletta, a quelle che il primo ministro Disraeli chiamava una razza dominatrice destinata dalle sue virtù a spargersi per il mondo”, fu comune a scrittori come Thomas Carlyle Rudyard Kipling, e anche a uomini politici di estrazione liberale, come Joseph Chamberlain. Kipling parlava del fardello dell’uomo bianco” cioè quello di dover civilizzare” le popolazioni selvagge”. 

 

L’interesse dell’opinione pubblica verso i nuovi domini coloniali fu alimentata enormemente dalle esplorazioni geografiche, in cui si narrava delle grandi ricchezze nascoste in queste parti remote di mondo.

 

L’Imperialismo si articola in 3 momenti:Le conquiste militari – la maggior parte delle conquiste coloniali venne portata avanti usando in modo indiscriminato la violenza contro le popolazioni locali.Soprattutto nell’Africa Nera, in cui la superiorità tecnologica delle armi dell’uomo bianco era schiacciante, le rivolte delle popolazioni locali si trasformarono in veri e propri massacri: ricordiamo lo sterminio degli Herero perpetrato dalla Germania in Namibia, in cui la popolazione maschile venne interamente fucilata, mentre le donne e i bambini furono cacciati nel deserto e lasciati morire di fame e di sete.

Lo sfruttamento economico dei territori e della popolazione locale ridotta in condizioni di schiavitù. I salari che venivano concessi erano irrisori e spesso accompagnati da uno sfruttamento ed una violenza inaudite.

La dominazione politica diretta o indiretta dei nuovi territori. Il governo inglese tese a stabilire un dominio di tipo indiretto, mentre la colonizzazione francese fu caratterizzata da un dominio più diretto. Mentre si ricorda il colonialismo del Belgio in Congo come esempio di colonialismo estremamente violento e oppressivo.

 

Nei territori conquistati, gli europei misero in moto un processo di sviluppo funzionale agli interessi dei colonizzatori. I nuovi paesi entrarono, quindi, nel vasto mercato globale, ma in una posizione dipendente, passando da una condizione di “povertà” ad una di “sottosviluppo”.

 

I sistemi culturali che erano legati a strutture politico – sociali più organizzate si seppero difendere meglio e opposero una resistenza più consapevole agli apporti estranei che la presenza europea inseriva nella loro società. 

 

L’impatto della colonizzazione europea in suolo africano fu devastante anche dal punto di vista culturale: le culture che erano tramandate su base orale, furono totalmente cancellate o ne restarono poche tracce.

Sul piano politico, invece, la colonizzazione europea risvegliò una consapevolezza culturale e quindi il bisogno delle popolazioni di autogovernarsi e di decidere il proprio destino.

 

 

Il fenomeno dell’Imperialismo è alla base delle problematiche odierne del continente africano, poiché è tra le cause del neocolonialismo e della situazione di sudditanza economica degli Stati africani nei confronti del “nord del mondo”.

Bibliografia

 

M. Barratt Brown, L’economia dell’Imperialismo, Laterza, Roma- Bari 1977.

 

G.Carocci, L’età dell’imperialismo, Il Mulino, Bologna 1979.

 

J.Ki- Zerbo, Storia dell’Africa nera, Einaudi, Torino 1977.

 

Sabatucci, Vidotto, Storia contemporanea. L’Ottocento, Laterza 2007.

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