fbpx
Via Luigi Einaudi 26, Cagliari
070 4671512
info@bottegadelmondocagliari.it

Ma quanto sono stupide le teorie razziali?

Un mondo più giusto attraverso il commercio equo e solidale

Purtroppo ai giorni nostri è molto diffuso il razzismo nei confronti di coloro che vengono visti come “diversi”

Notizie della cronaca recente, come il caso del trattamento riservato a Napoli, dal giudice tutelare all’avvocato Sedu, di origine nigeriana, dimostrano come il razzismo e il pregiudizio razziale siano strettamente radicati in gran parte della società italiana odierna. 

Ma da cosa deriva tutto questo razzismo? E soprattutto, conosciamo le basi di questa concezione distorta degli esseri umani?

 

Per prima cosa, è opportuno definire questo termine, perché, come tutti sappiamo, le parole sono importanti e hanno un peso. 

Il sociologo Wieworka nel suo saggio “Il razzismo” scrive:

 

“Il razzismo consiste nel contrassegnare un insieme umano in base ad attributi naturali, associati a loro volta a caratteristiche intellettuali e morali, rinvenibili in un individuo appartenente a quell’insieme e in ragione di ciò mettere in opera pratiche in inferiorizzazione e di esclusione.”

(Michel Wieviorka, Il razzismo. Roma- Bari, Laterza, 2000. cit., p. 5)

Le pratiche di razzismo contro le persone di colore

Si diffusero già in età moderna per giustificare il trattamento disumano a cui furono sottoposte le popolazioni africane con l’inizio della tratta degli schiavi. 

La chiesa cattolica sosteneva che le popolazioni africane avessero una pigmentazione scura della pelle, perché discendenti di Caino, che si era macchiato dell’omicidio del fratello Abele e quindi la pelle della sua discendenza era stata “macchiata” con il segno del suo peccato. 

 

Questa fu solo una delle tante interpretazioni che utilizzavano gli europei per giustificare le atrocità commesse contro le popolazioni di colore.

 

XIX secolo

L’ideale di bellezza della “razza superiore” venne codificato in quello rappresentato dalla perfezione classica delle statue greche. In questo ebbe un contributo culturale molto importante la diffusione dei canoni di bellezza teorizzati dalla cultura del neoclassicismo europeo1

A questo secolo possiamo far risalire la nascita del “razzismo classico”, secondo il quale la razza, per il fatto di collegare in sé attributi biologici e naturali assieme a quelli culturali, poteva costituire oggetto di teorizzazioni scientifiche. 

Sempre in questo periodo iniziò il fiorire delle teorie razziali su base di teorie pseudo “scientifiche”.

Già nel XVIII secolo, la diffusione, tra la borghesia europea, delle idee illuministe di “uguaglianza e fratellanza” aveva creato l’esigenza di difendere i privilegi economici europei che si basavano in parte su un’economia schiavistica, e che sarebbe diventata sempre più tale con l’inizio dell’Imperialismo.

Per tale motivo, definire tutti gli uomini “uguali”, avrebbe portato ad un’ interruzione dello sfruttamento delle popolazioni africane o asiatiche, e di conseguenza era necessario trovare nuove argomentazioni laiche, per giustificare i trattamenti disumani a cui venivano sottoposti i popoli afro-asiatici.

 

Le classificazioni razziali 

Presero forma a seguito dell’espansione imperialistica europea e all’affermazione delle identità nazionali. 

Le “teorie scientifiche” della razza furono il frutto della convergenza di svariati campi del sapere. 

Ogni disciplina mirò a dimostrare la superiorità della “razza bianca” sulle altre “razze” e a cercare di dimostrare che la “mescolanza tra le razze” avrebbe portato alla decadenza della “razza superiore”. 

Nacque così, quella che si sarebbe poi rivelata una costante delle diverse teorie razziste anche contemporanee: “l’ossessione del meticciato”. 

Molti antropologi nel corso del ‘700 avevano cercato di ricostruire la “catena dell’essere”. 

Uno di questi fu Christoph Meiners, il quale fissò una scala gerarchica che, partendo dalla creature più “basse”, attraverso le scimmie e il “nero della foresta”, giungeva agli “ottentotti”, ai “negri della boscaglia” e agli “aborigeni”, e poi ancora alle “razze gialle” e agli “slavi” e si concludeva infine con la “razza bianca”, signora del mondo. 

Meiners credeva nel declino della razza superiore in seguito agli incroci razziali, per tale motivo può essere considerato un precursore di De Gobineau. 

 

In tutte le classificazioni “razziste” furono mescolati concetti diversi: l’ordine naturale, la mitologia antica, i resoconti dei viaggiatori e i pregiudizi estetici1, che ovviamente vedevano la bellezza solo in quegli ideali estetici del pensiero occidentale dominante dell’epoca. 

L’antropologo Carl von Linnè (1707 – 1778), noto come Linneo, definì la “razza bianca” superiore in quanto “ricca d’inventiva e piena di ingenuità, ordinata e retta da leggi, somma dei valori della classe media”, attribuendo invece alle popolazioni di colore solo caratteristiche negative. 

Come si può evincere, Linné assimilava l’aspetto estetico a caratteristiche di tipo razziale sostituendo le valutazioni scientifiche con quelle sociali2.

 

La crescente importanza dei canoni estetici portò alla ribalta “scienze” come la fisiognomica e la frenologia. 

La fisiognomica, la “scienza della lettura del volto umano”, fu inventata da Johann Kaspar Lavater, che espresse le sue teorie nel suo saggio Physiognomische Fragmente (1775-1778). 

Lavater non aveva propositi razzisti, ma sosteneva i concetti classici di bellezza, in base ai quali classificò e sistemò in ordine gerarchico le “specie umane”, usando solamente criteri estetici e non “scientifici”. 

Egli procedette alla classificazione delle fisionomie nazionali. 

 

Benché Gall, il fondatore della frenologia, cioè la “scienza” che aveva la pretesa di descrivere le caratteristiche morali e intellettuali umane attraverso la misurazione e la conformazione del cranio umano, non fosse apertamente razzista, le sue teorie vennero largamente utilizzate da Carl Gustav Carus, professore di anatomia e pittore romantico, sostenitore delle teorie sulla superiorità della “razza bianca”. 

Questi sosteneva che il mondo sarebbe stato organizzato gerarchicamente e l’umanità necessariamente strutturata secondo un ordine ascendente, con al vertice il “popolo diurno”, la cui bellezza sarebbe stata dono diretto di Dio. 3

 

Altri “studiosi” dell’epoca sostenevano che la forma del cranio delle popolazioni di colore fosse indice di un intelletto poco sviluppato. 

Le argomentazioni delle teorie razziste a sostegno della pretesa superiorità della “razza bianca” sono state molteplici, non ultima la teoria dell’angolo facciale, inizialmente elaborata da Camper per giustificare l’ideale di bellezza classica, e successivamente utilizzata a scopo razziale, in quanto il prognatismo del volto veniva attribuito ad una caratteristica scimmiesca tipica delle “razze inferiori”. 

 

Tutte le teorie miravano a dimostrare come le persone di colore appartenessero ad una razza diversa da quella bianca, alcuni “studiosi” addirittura arrivarono a negare l’appartenenza delle popolazioni non bianche alla razza umana. 

 

Possiamo quindi osservare come un movente di tipologia economica sia stato alla base della creazione di una forma di razzismo che purtroppo resta ancora strettamente radicata nel mondo occidentale contemporaneo. Ovviamente la scienza contemporanea ha largamente dimostrato l’esistenza di un’unica razza umana, ma i pregiudizi radicati nella società restano ancora tanti e la strada da fare contro il razzismo e i pregiudizi è ancora troppa.

 

Ricordiamoci cosa diceva Bauman: “La paura e l’odio si nutrono dello stesso cibo: l’ignoranza”.

 

 

 

1George L. Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origini all’Olocausto. cit., p. 16-20.

2ibidem. cit., p. 25,26.

 

3Ibidem cit., p. 35.

 

3 risposte

  1. Diego ha detto:

    articolo interessantissimo!!!
    consiglio per i prossimi articoli se e dove possibile inserire dei link dove se la persone è interessata può approfondire l’argomento da autodidatta. continuate così e portate avanti un po’ di conoscenza.
    consiglio come prossimo argomento di approfondimento la schiavizzazione dei popoli asiatici poiché non si parla quasi mai di loro. saluti a tutti della bottega. aspettiamo con ansia le uova di pasqua.

  2. Gabriella Loddo ha detto:

    Un articolo interessante che spiega molto bene il razzismo, una forma di discriminazione che ancora esiste ai giorni nostri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: